La rivista
Una stanza a Vanchiglia, un numero al mese
trisectra esiste da aprile 2026 e non ha una redazione: ha me. Ecco come funziona, quanto costa (niente) e cosa non sono capace di fare.
Mi chiamo Marta Rebaudengo, ho 41 anni e per undici ho fatto disegno tecnico per uno studio di architettura in via Bligny, a Torino. Assonometrie, sezioni, prospettive: il mio lavoro era convincere un cliente che una cosa non ancora costruita stesse in piedi. Ho studiato al Politecnico, dove al secondo anno un professore ci fece passare due settimane su un disegno di Escher per spiegarci cosa succede quando la proiezione mente in modo coerente. Non me lo sono più tolto dalla testa.
Perché è nata
Nel gennaio 2026 ho cercato una recensione seria di un gioco di prospettiva. Ho trovato quindici articoli che dicevano la stessa cosa: rilassante, poetico, un'esperienza. Nessuno che spiegasse come è costruito un livello, perché una rotazione funziona e un'altra no, quanto dura davvero e quanto costa alla fine. Sono giochi che si reggono su un mestiere preciso, lo stesso che facevo io con il tecnigrafo, e venivano raccontati come profumi.
Il primo numero è uscito ad aprile 2026, la sera, dopo cena, dal tavolo di cucina di casa mia in Vanchiglia. Da allora ne è uscito uno al mese. Questo è il quarto.
Come lavoro
- Un numero al mese, cinque giochi, un tema solo. Se un mese non trovo cinque giochi che meritino, esce con quattro: non riempio.
- Finisco i giochi prima di scriverne. Tutti, fino ai titoli di coda. Se non ci riesco, lo dico nella scheda.
- Gioco sul telefono, in piedi, sul tram, con le cuffie e senza. È lì che questi giochi vivono, non su un tablet appoggiato a un cuscino.
- I dati degli store li verifico il giorno stesso della chiusura e scrivo la data. Cambiano di continuo.
- I giochi li compro io. Non chiedo codici stampa: chi regala una copia poi si aspetta qualcosa.
Cosa non so fare
Questa è la parte che di solito non si scrive, quindi la metto in mezzo e non in fondo.
Gioco male. Ho riflessi lenti e pochissima pazienza per gli enigmi a tempo: Euclidean Lands mi ha tenuta ferma tre settimane su un livello e non mi vergogno a scriverlo, ma vuol dire che quando dico "difficile" state ascoltando una persona che fa fatica più della media. Se cercate un giudizio sulla sfida per giocatori esperti, il mio vale poco.
Poi c'è un limite tecnico serio: provo su un iPhone 12 e su un Pixel 6a che mi presta mio fratello quando gli serve una recensione di qualcosa. Per questo i pesi delle app che pubblico sono sempre e solo quelli iOS. Google Play non pubblica più la dimensione sul sito e io non ho abbastanza dispositivi Android per misurarla in modo onesto. Meglio un dato in meno che un dato inventato.
Infine: non so valutare l'accessibilità per chi ha difficoltà nella percezione dei colori. In giochi costruiti su contrasto e profondità è un limite grosso, e non ho ancora trovato il modo di superarlo. Se qualcuno di voi ci si scontra e vuole scrivermi, la rubrica la apro domani.
Chi paga
Nessuno. Il dominio costa poco più di dieci euro l'anno, il resto è tempo mio. Non ci sono inserzionisti, contenuti sponsorizzati, link di affiliazione o abbonamenti. Non è una posa etica: è che una rivista con cinque recensioni al mese non interessa a nessun inserzionista, e questa libertà me la tengo.
Se un giorno dovesse entrare del denaro, lo scriverei qui, in questa pagina, prima che altrove.
Il nome
Da trisezione: dividere un angolo in tre parti uguali con riga e compasso. Per duemila anni ci hanno provato in tanti, nel 1837 Pierre Wantzel ha dimostrato che è impossibile. Un problema che sembra ragionevole e non lo è: mi pare un buon nome per una rivista che si occupa di scale che non portano da nessuna parte.